Highlights
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la metafora dell’uomo perseguitato senza ragione si allarga a mano a mano fino a diventare a sua volta atto di accusa, generale requisitoria contro un mondo e un sistema di relazioni sociali burocratizzato e impersonale, a sua volta incapace di temperare in alcun modo la solitudine dell’individuo.
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Ma a tale peggioramento del suo stato aveva corrisposto un motivo di piena soddisfazione per lui: ogni sera veniva aperta la porta verso il soggiorno, non senza che egli fosse rimasto, prima, a fissarlo immobile per un’ora o due, e Gregor, dal buio della sua camera, poteva contemplare non visto tutta la famiglia seduta intorno alla tavola illuminata, e ascoltarne i discorsi: ciò con una sorta di tolleranza collettiva, ossia in condizioni ben diverse da prima.
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Come poteva essere una bestia se la musica lo affascinava ancora tanto?
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Era deciso a spingersi fino alla sorella, a tirarla per il vestito finché capisse che doveva andare col violino nella sua stanza, giacché nessuno in casa avrebbe saputo ripagarla della sua musica come voleva ripagarla lui.
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Con amore commosso ripensò ai suoi familiari. Della necessità della propria scomparsa era convinto, se possibile, ancor più fermamente della sorella. Rimase in quello stato di vacua e tranquilla riflessione finché l’orologio del campanile suonò le tre del mattino; vide ancora dalla finestra cominciare a sbiancarsi ogni cosa, poi, senza esserne cosciente, chinò definitivamente il capo e dalle narici esalò fievole l’estremo respiro.
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«Morto?» chiese la signora Samsa guardando la serva con aria interrogativa, sebbene anche lei potesse constatarlo, anzi vederlo senza bisogno di constatare nulla. «Credo bene!» rispose la donna, e a prova di ciò spinse con la scopa il cadavere di Gregor ancora per un buon tratto. La signora Samsa fece un gesto come se volesse fermare quella scopa, ma non lo completò.